UTIN CHIUSO. GENITORI COSTRETTI AD EMIGRARE IN ALTRE CITTA' IN PIENA EMERGENZA

 << MAMMA PARTORISCE IN AMBULANZA IN VIAGGIO VERSO ENNA. MENTRE A GELA L'UTIN RIMANE CHIUSO >>


Scegliere di girarsi dall'altra parte non è sempre la soluzione migliore, anzi. Non lo è mai.

Molto spesso i nostri post sui social, terminano con la frase: "Oggi a loro, domani a noi"; per sottolineare il fatto che tutto ciò che accade agli altri, potrebbe benissimo essere la nostra esperienza.

La notizia di oggi, 7 ottobre 2023, ci tocca molto da vicino. 

Una mamma ha partorito ieri in ambulanza mentre veniva trasportata da Gela ad Enna. Il povero nascituro ha subìto un massaggio cardiaco, svolto direttamente sul mezzo di trasporto.

Poco parole, situazioni gigantesche!

ESODO CITTADINO. REPARTI CHIUSI

Immaginate anche per un solo attimo cosa significhi per un genitore partorire su un'ambulanza. Immaginate la paura, la rabbia, l'angoscia per quanto sta accadendo, e poi cercate di ricollegare il tutto a decine e decine di casi ogni anno. Sempre la stessa routine. 

Ci sono delle emergenze che a Gela non possono essere trattate, ma c'è anche un ospedale immenso che risulta essere smantellato e in cattiva funzione. A rischiare le conseguenze sono ogni giorno i cittadini, che paradossalmente non sono solo gelesi. 

Il Vittorio Emanuele ha un bacino d'utenza ricchissimo, in quanto anche le città limitrofe al territorio migrano fino a Gela per potersi curare in caso di emergenza (Butera, Riesi, Mazzarino, ecc.), ma spesso l'ospedale si trova in uno stato di caos dovuto alla mancanza di personale e in questo caso, addirittura di reparti attivi.

Che fine ha fatto l'UTIN promesso 7 anni fa?

Sono passati davvero moltissimi anni da quando il nosocomio gelese avrebbe dovuto, finalmente, ricevere tutto il necessario per l'apertura dell'UTIN (Reparto di terapia intensiva neonatale), eppure nulla di fatto. 

Avvicinandosi all'entrata del reparto, ciò che rimane di esso è solamente la scritta sopra la porta. Il resto è tutto un silenzio assordante.

L'unico suono che si può percepire è quello del grido disperato di centinaia di famiglie che durante tutti questi anni hanno dovuto subire un trattamento fuori dalla norma; per non parlare poi, del periodo COVID, quando ogni azione sembrava essere IMPOSSIBILE.

Ci scrive una mamma, ricordandoci il suo dolore di qualche anno fa:

<< Avevo un bisogno urgente di partorire. Mia figlia sarebbe nata prematura, ma non poteva farlo qui a Gela. Dovevamo andare necessariamente in un'altra città. Avevo già rotto le acque, quando in macchina con mio marito abbiamo fatto il viaggio più folle e spaventoso della nostra vita. >>

NON VOGLIAMO IL TERRORE. CHIEDIAMO I NOSTRI DIRITTI.

Negli anni Street of Gela si è sintonizzata con tutte le reti cittadine, gelesi e siciliane, che hanno lottato con manifestazioni e azioni sociali per i propri diritti, in particolare per il DIRITTO AD ESSERE CURATI da una sanità PUBBLICA e GRATUITA, alla base della legge del nostro Stato Italiano.

Ma qualcosa sembra essere andato storto, tutto appare come bloccato. Mentre le voci dei cittadini vengono percepite al pari di parole dette da un fantasma.

Noi sappiamo che non è così, sappiamo che tutte queste mamme, questi papà e tutti i loro bambini hanno una voce. Questa voce per noi è la cosa più importante che possa esistere, perché è la voce della vita

TUTTI    I    BAMBINI    MERITANO    DI    NASCERE    AL    SICURO.

NESSUNO ESCLUSO.

Ci auguriamo di vero cuore che la mamma e la sua splendida creatura (citati nei titoli) possano stare bene, e che la loro salute sia preservata da qualsiasi avversità.
Ringraziamo anche il personale medico che, nonostante le mille difficoltà, ogni giorno lavora sodo per garantire ai cittadini una piena e professionale prestazione medica.

Street of Gela è con voi, scrive per voi e lavora per voi. Per dare una voce alla vostra cittadinanza.
Per dare una mano a tutta Gela 💙














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