SE GELA SI SVEGLIA, LA MAFIA NON VINCE
La presenza di Nino Miceli nella città di Gela, con l'intervento didattico e sociale della preside Rosalba Marchisciana di Noemi Lisi
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| Teatro Eschilo di Gela - I cento passi con l'Istituto Don Bosco |
In queste settimane è accaduto qualcosa di straordinario nella città di Gela, e in particolare nell'Istituto Don Bosco diretto dalla preside Marchisciana che ha saputo cogliere nella persona di Nino Miceli, testimone di giustizia, un esempio di legalità per i propri studenti.
I giovani dell'istituto sono stati protagonisti e artefici di uno spettacolo teatrale e musicale intitolato "I cento passi", in onore e ricordo della vittima Giuseppe Impastato, morto all'età di trent'anni per aver affrontato con coraggio la mafia faccia a faccia. Tutti lo ricordiamo come Peppino.
Questa è solo una delle tappe di un percorso di incontri dedicati al tema della legalità. Già in passato la scuola ha organizzato eventi dove anche la storia di Nino Miceli è stata al centro del dibattito tra le nuove generazioni e quelle che le precedono.
Nino, che ha assistito commosso allo spettacolo, infatti non è uno sconosciuto per Gela, la sua storia comincia proprio da questa città. E, anche se in passato Street of Gela ha avuto modo di raccontare di lui, in questo articolo non vogliamo mancare l'occasione per approfondire e scrivere nuove pagine.
UN PERIODO TERRIBILE E BUIO
"È una storia da dimenticare / È una storia da raccontare / È una storia un po' complicata / È una storia sbagliata / Cominciò con la luna sul posto... / Storia diversa per gente normale, / storia comune per gente speciale "
— Fabrizio De André, citato da Nino nel suo libro
Nel libro intitolato << E tu lo sai chi sono io? Storia di una ribellione al pizzo >> scritto dallo stesso N. Miceli, emerge il racconto di un imprenditore che aveva appena realizzato uno dei suoi più grandi sogni lavorativi: aprire una filiale automobilistica nella città di Gela, con fiducia e buone prospettive. Prospettive tradite, però, da "un'ombra nera", per citare le parole della canzone scritta dal brigadiere e pilota Gianfranco Requedaz, oggi al fianco di Nino per raccontare la sua storia anche attraverso la musica.
Un'ombra nera - Canzone dedicata alla testimonianza di Nino Miceli
L'ombra nera altro non è che la mafia, la stessa che ha ucciso ingiustamente Peppino e che ha costretto Nino e la sua famiglia a trasferirsi in una località protetta, per diventare un testimone di giustizia.
LA FRASE CHE NON DIMENTICHEREMO MAI
La dignità prima di tutto
"Eroe no, non chiamatemi eroe. Noi siamo uomini che sanno cos'è la dignità."
— Nino Miceli
Nel suo libro l'autore, in chiave autobiografica, racconta di come la sua vita precedente, fatta di gioie e preoccupazioni comuni a tutte le persone "normali" viene spezzata dalla comparsa prepotente della mafia, dalla richiesta del pizzo. Allora episodi come quelli raccontati nella seguente citazione non sono più inusuali:
<< Signor Miceli, volevo presentarle un caro amico... è uscito ieri dal carcere >>
Mi chinai per osservarlo in faccia, e mi accorsi che era armato. Allora mi rialzai esclamando: "Certo fa un caldo boia oggi".
La Gela che viene raccontata in queste pagine comincia dagli anni '90, quando la mafia era diventata una sorta di sovrana indiscussa che governava al di sopra di tutte le altre autorità, uno stato dentro lo stato.
Nino - di certo si può affermare così - è stato uno dei pochi, se non inizialmente l'unico, ad avere il coraggio di denunciare e collaborare con le forze dell'ordine rimettendoci la sua normale esistenza per fare posto all'ignoto.
VIVERE COME TESTIMONE DI GIUSTIZIA
La vita che attende i testimoni di giustizia, subito dopo la loro scelta di collaborare con lo Stato, non è semplice da descrivere; è fatta di rischi e paure, ma anche di tanta nostalgia. I testimoni devono cambiare identità, morire per la società e rinascere sotto un altro nome e cognome. Devono trasferirsi in una località lontana dalla propria casa di origine. E a loro viene imposto il limite di non poter più contattare amici e parenti. Possono esistere certo, ma altrove dove nessuno può più ritrovarli.
A volte sono coinvolti anche minori, bambini che non capiscono cosa stia accadendo. Piccoli che vengono portati via dai propri luoghi di infanzia, seguendo dubbiosi i genitori ignorando la motivazione reale per cui ciò accade. Per alcuni di loro è necessario fabbricare qualche bugia, dire loro che si sta andando in vacanza oppure che ci si sta trasferendo per lavoro. Un giorno scopriranno cosa è accaduto, ma alla loro tenera età come si può raccontare tutto questo?
Ecco, questa è una delle domande che ho rivolto oggi a Nino, incontrandolo per un saluto prima della sua partenza. La risposta non è stata semplice da dare, soprattutto quando si ha davanti un padre che ha dovuto fare la cosa giusta, proteggendo insieme alla moglie la propria famiglia, a tutti i costi.
"I miei figli inizialmente non sapevano dove stessimo per andare. Ricordo che quel giorno ci spostammo con due automobili, scortati verso una destinazione sconosciuta"
Oggi i figli di Nino hanno colto l'esempio del padre, dedicando la loro vita al servizio dello Stato. Dietro queste parole c'è davvero tanto orgoglio e ammirazione.
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| Nino Miceli |
IL PREZIOSO AIUTO DEL GENERALE METTIFOGO
Tra i nomi che meritano di essere citati in questo articolo c'è anche quello del generale Mario Mettifogo, il cui contributo nella lotta contro la mafia è stato di eccezionale valore.
Agli inizi degli anni Novanta, quando Gela era ancora tormentata dall'incubo di una mafia spietata, l'allora Capitano dei Carabinieri Mario Mettifogo diresse in prima persona le indagini che avrebbero permesso a questa città di cambiare il proprio destino. Fu proprio nel corso di quelle indagini che venne ritrovato il cosiddetto libro mastro: un registro contabile nel quale erano annotati i nomi di innumerevoli commercianti e cittadini costretti a pagare il pizzo. Un documento che divenne una prova schiacciante, un'arma nelle mani dello Stato contro chi si credeva intoccabile.
In un tempo così delicato, la presenza del Capitano Mettifogo fu decisiva anche nella vita di Nino Miceli — il quale, nonostante l'assenza imprevista di Mettifogo in questi giorni, non ha mancato di citarlo più volte, raccontando di come il suo intervento lo abbia sostenuto nel momento più difficile: quello in cui scegliere di denunciare significava perdere tutto. Grazie alla sinergia tra un imprenditore che non si era piegato e un ufficiale che credeva nella giustizia, le forze dell'ordine riuscirono ad arrestare alcuni dei nomi più temuti della mafia gelese.
La storia di Gela, quella vera, è anche la sua storia. E se oggi possiamo raccontarla, è perché uomini come lui hanno scelto di stare dalla parte giusta — nell'ombra, senza chiedere applausi e con grandissima umanità.
Oggi il generale Mettifogo accompagna sempre Nino Miceli a tutti gli incontri, portando con sé un pezzo essenziale della storia gelese. La nostra città lo ha, inoltre, ringraziato conferendogli la cittadinanza onoraria.
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| Il generale Mario Mettifogo |
ARRIVIAMO AI NOSTRI GIORNI
Le giornate buie caratterizzate dalle stragi e dagli attentati di cui il libro di Nino parla, insieme a tutte le successive testimonianze raccolte sembrerebbero essere ormai lontane; eppure non dobbiamo illuderci.
Negli anni successivi è sempre stata presente un'eredità che ha lasciato il segno; una sorta di inquinamento perenne della società, un vanto di una gloria antica che gloria non è; contro testimonianze che hanno, invece, fatto la differenza. Per esempio quella della dolce moglie di G. Giordano, commerciante morto nel 1992, ucciso dalla mafia per essersi rifiutato di pagare il pizzo; anche lei presente al toccante spettacolo realizzato dagli studenti lo scorso 22 maggio.
Gela deve essere pronta al cambiamento, deve accogliere l'idea che la mafia è morta affinché questo si realizzi pienamente. Può farlo insegnando ai giovani che il passato non è un esempio, ma luce è solo chi ha affrontato con coraggio un mondo di tenebre e terrore, chi si è opposto con la propria vita e il proprio lavoro. Chi non è stato eroe, ma uomo o donna che ha saputo concretizzare il vero significato della parola dignità, una virtù unica.
Può farlo se dice alle generazioni, figlie di quegli anni, che bisogna essere gente nuova, capace di spezzare le catene dei propri antenati. Distruggendo così anche l'ultimo filo che ci collega al nostro passato oscuro, per fare posto alla giusta illuminazione.
La mia città risplende di luce nuova, tutte le volte che gente come Nino riesce a toccare i cuori dei giovani, pronti non più a riconsiderare una vita così ignobile, ma a costruire un futuro fatto di speranza, di lavoro onesto, di sacrifici volti allo studio, alla realizzazione di sogni che non fanno male a nessuno.
Trovo per questo motivo, elegante e significativo, il gesto di Gianfranco Requedaz di donare ai giovani non oggetti banali, ma strumenti musicali, come per dire "Ecco, fate della vostra vita un tesoro; siate voi gli autori della vostra musica, voi i compositori delle vostre esistenze, e suonate ciò che di più caro esce dai vostri cuori"; e così anche quello di Nino Miceli, il quale ha donato delle borse di studio per supportare il percorso di formazione degli studenti.
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| Strumenti musicali donati da G. Requedaz |
Di questi esempi, e di questi doni preziosi, Gela si deve cibare. Qualcosa che vada anche oltre la speranza, e si traduca in azioni concrete, di pace e di rinascita. Il processo non sarà semplice, non lo è mai stato. Qualcuno ha dovuto sacrificare tutto per poter essere a questo punto, per poter donare. Ma sta qui l'insegnamento più grande. Osserviamo chi e cosa abbiamo attorno, trasformiamo il marcio in oro.
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| Improvvisazione musicale all'Istituto Don Bosco per un saluto finale |
UN PENSIERO SPECIALE RIVOLTO ALLA PRESIDE, AGLI STUDENTI E A TUTTI I COLLABORATORI E DOCENTI
Street of Gela si complimenta con ognuno di voi per il lavoro incessante che ogni giorno svolgete, sapendo che questo produce risultati preziosi per la nostra città. Il ruolo dell'educazione, della formazione e del sostegno alla vita del fanciullo sono compiti d'onore rivolti a ognuno di noi, che solo in pochi però sanno cogliere e sfruttare nel giusto modo. Vedo in voi non solo un futuro promettente, ma un presente gratificante. Voglio solo farvi sapere che nessuna delle vostre buone azioni passa inosservata. I vostri giovani, oltre a mostrare dei talenti eccezionali, parlano con la loro presenza delle importanti opere educative che vengono svolte quotidianamente nelle aule dei vostri istituti.
Un giorno potrebbe capitare anche a noi educatori di dover accogliere piccole lucciole che hanno vissuto storie come quelle di Nino; potremmo non essere pronti fin da subito, ma ciò che non dobbiamo mai dimenticare è che il nostro sorriso e il nostro abbraccio possono costituire un luogo sicuro per ognuno dei nostri studenti.
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| Noemi Lisi, Nino Miceli, Rosalba Marchisciana |
Grazie a tutti voi, Lisi Noemi.
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