LA STORIA DEI FUNAMBOLI DI GELA
Racconto di Virgilio Argento
Alla magia di una Gela come non l'avete mai conosciuta💫
FUNAMBOLI
Un acrobata, sospeso a molti metri dal suolo, cammina lungo un filo di acciaio teso tra la Chiesa Madre e il Palazzo Rosso. Il cielo azzurro fa da cornice, mentre sotto la piazza brulica di spettatori.
<<Nonno... Nonno... Guarda, lassù c'è un uomo che cammina nel cielo!>>
Il nonno guarda incantato, e pensa tra sé "Come può mai essere?". Confuso toglie il cappello dal capo e si gratta la testa.
Scoppiano applausi e sussulti a ogni angolo della piazza, mentre l’acrobata compie la sua folle arte sospeso nell'aria. Ogni passo è un equilibrio precario, una danza tra vita e morte che non manca mai di suscitare emozione.
<<Gelesi, quanto è bella la vostra città, quanto è magica la vostra natura. Io sono un acrobata, ma qui sento di stare in paradiso!>>
Il giovane acrobata è tutto esaltato, mai aveva visto tanta bellezza in vita sua. La cupola della Chiesa Madre era come se lo avesse magicamente trasportato nelle vie di Firenze, o di Venezia. Si sente le farfalle nello stomaco.
Accanto a lui, altri acrobati estasiati attendono il loro turno, nella speranza di vivere la stessa ebrezza del loro compagno. Nel frattempo nella folla si aggira una donna insieme al suo bambino, membri anche loro della famiglia degli acrobati.
<<Dinaru, dite voi. Noi diciamo dono!>> urla la mamma tenendo un piccolo vassoio in mano, chiedendo l’obolo per questo spettacolo straordinario.
Le danno pochi centesimi, molti non hanno altro, ma questi pochi spiccioli servono "ppi fari a felicità", a dare vita a uno spettacolo che, pur essendo gratuito e pubblico, ha un valore inestimabile per chi lo vive.


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